Nei due mesi di guerra tra Israele e Hamas, i combattimenti hanno raggiunto un’acuta intensità a Gaza. L’esercito israeliano ha messo sotto assedio la città di Khan Younis, con l’obiettivo di neutralizzare il centro di comando di Hamas situato nel Sud della Striscia. Israele ha riferito che alcune truppe sono penetrate nel nucleo della città, strategica per la sua grandezza e possibile rifugio di ostaggi nelle mani degli islamisti.
L’aviazione israeliana ha bombardato circa 250 obiettivi a Gaza nelle ultime 24 ore. Gli attacchi hanno mirato a infrastrutture militari di Hamas, tra cui lanciarazzi e tunnel sotterranei. In contemporanea, migliaia di civili in fuga si dirigono verso il Sud, affrontando una situazione umanitaria disastrosa. Le dichiarazioni dell’Onu evidenziano l’impatto devastante sulla popolazione civile e le operazioni umanitarie.
In questo scenario di crisi, l’Unione Europea ha programmato sei voli umanitari per dicembre, volti a fornire aiuti essenziali a Gaza. Parallelamente, gli Stati Uniti e la Cina hanno espresso preoccupazioni diverse riguardo al conflitto: Washington chiede di evitare un’escalation, mentre Pechino sollecita un immediato cessate il fuoco.
Il presidente USA Joe Biden ha sottolineato il suo supporto alla creazione di uno Stato palestinese, imponendo sanzioni contro i coloni violenti in Cisgiordania. D’altra parte, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu insiste sulla necessità di mantenere Gaza demilitarizzata, rifiutando l’idea di una forza internazionale di sicurezza.
Il conflitto a Gaza si svolge in un contesto complesso e multistrato, coinvolgendo aspetti militari, umanitari, politici e diplomatici. Mentre la comunità internazionale cerca di mitigare gli impatti umanitari e cercare soluzioni diplomatiche, la situazione sul campo rimane tesa e imprevedibile, con implicazioni significative per la regione e oltre.