La Corte penale internazionale critica la decisione di Roma, mentre le opposizioni chiedono chiarimenti in Parlamento.
La recente scarcerazione e il rimpatrio del generale libico Njeem Osama Almasri Habish da parte delle autorità italiane hanno scatenato forti reazioni sia a livello internazionale che nazionale. La Corte penale internazionale (CPI) ha espresso disappunto per la mancata consultazione, mentre le opposizioni politiche accusano il governo di aver liberato un presunto criminale di guerra senza adeguata valutazione.
Il mandato di arresto e l’estradizione mancata
Il generale Njeem era ricercato dalla CPI per presunti crimini di guerra e contro l’umanità commessi nella prigione di Mittiga, nei pressi di Tripoli, dal 2011. Dopo essere stato individuato a Torino il 19 gennaio, le autorità italiane lo hanno arrestato, ma la sua detenzione è durata solo due giorni. Il 21 gennaio è stato scarcerato e rimpatriato in Libia senza che la Corte fosse stata preventivamente informata o consultata.
Le critiche della Corte penale internazionale
La CPI ha denunciato che la decisione dell’Italia è avvenuta senza preavviso, in violazione dell’obbligo di cooperazione internazionale. Secondo la Corte, tutti gli Stati membri sono tenuti a collaborare pienamente con le indagini sui crimini internazionali e a garantire l’estradizione dei soggetti ricercati.
Le motivazioni della scarcerazione
Secondo fonti giudiziarie, la Corte d’appello di Roma non ha convalidato l’arresto poiché non erano state seguite le procedure formali richieste, in particolare la comunicazione preventiva con il Ministero della Giustizia. Le autorità italiane hanno giustificato il rimpatrio immediato con motivi di sicurezza, ritenendo il generale una possibile minaccia e valutando rischioso il suo trasferimento su voli di linea.
Le opposizioni chiedono chiarimenti
L’episodio ha acceso un acceso dibattito politico. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha definito la vicenda “opaca”, mentre Nicola Fratoianni di Alleanza Verdi e Sinistra ha parlato di “complicità del governo”. Anche Matteo Renzi, leader di Italia Viva, ha sollecitato chiarimenti ufficiali, definendo la decisione “sconcertante”.
Un caso simile: Mohammed Abedini Najafabadi
La situazione ricorda il caso di Mohammed Abedini Najafabadi, cittadino iraniano arrestato in Italia e successivamente liberato a causa di problemi procedurali. Anche in quel caso, la scarcerazione ha sollevato polemiche e interrogativi sulla gestione delle richieste internazionali di arresto.
Le prossime mosse del governo
Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha annunciato un intervento in Parlamento per spiegare l’accaduto e rispondere alle accuse. Nel frattempo, cresce la pressione da parte della comunità internazionale affinché l’Italia garantisca maggiore trasparenza e rigorosità nella gestione dei mandati di cattura emessi dalla CPI.