Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ordinato la ripresa della guerra contro Hamas, avviando l’operazione “Strength and Sword” dopo il fallimento dei negoziati per estendere il cessate il fuoco. I bombardamenti su Gaza hanno provocato centinaia di vittime, tra cui donne e bambini, secondo fonti sanitarie locali.
Attacchi e bilancio delle vittime
Gli attacchi aerei israeliani hanno colpito diverse aree della Striscia di Gaza, con un bilancio provvisorio di 356 morti, secondo quanto riferito dalla tv Al-Jazeera citando fonti mediche palestinesi. Numerosi feriti sono stati segnalati, mentre Israele ha dichiarato di aver colpito obiettivi strategici di Hamas.
Uccisi leader di Hamas e un ostaggio israeliano
Secondo i media arabi, cinque alti esponenti di Hamas sono stati uccisi nei raid. Tra loro figurano:
- Mahmoud Abu Watfa, esponente del ministero degli Interni di Hamas
- Issam al-Daalis, premier di fatto di Gaza
- Yasser Harb e Abu Obeidah Muhammad al-Jamasi, membri dell’ufficio politico del movimento
- Bahjat Abu Sultan, capo della sicurezza interna di Hamas
Un rappresentante di Hamas ha inoltre riferito che uno degli ostaggi israeliani detenuti a Gaza dal 7 ottobre 2023 è morto, mentre altri sarebbero rimasti feriti durante gli attacchi.
Israele ordina lo sgombero di alcune aree
Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno ordinato l’evacuazione di diverse zone di Gaza, tra cui Beit Hanoun, Khirbet Khuza’a, Abasan al-Kabira e Abasan al-Jadida, avvertendo i residenti di spostarsi in aree più sicure come Gaza City o Khan Younis. Secondo il portavoce militare israeliano Avichay Adraee, queste aree sono ora considerate zone di combattimento.
Netanyahu: “Israele agirà con forza crescente”
L’ufficio di Benjamin Netanyahu ha giustificato la ripresa delle operazioni con il rifiuto di Hamas di rilasciare gli ostaggi israeliani e di accettare le proposte dei mediatori internazionali.
Netanyahu ha dichiarato che Israele combatterà fino a quando tutti gli ostaggi non saranno tornati a casa e gli obiettivi militari non saranno stati raggiunti. Il ministro della Difesa Yoav Gallant ha confermato che i piani per l’escalation militare erano stati approvati già la scorsa settimana.
Hamas accusa Netanyahu di aver sabotato il cessate il fuoco
Hamas ha risposto con durezza, accusando Netanyahu di aver condannato a morte gli ostaggi con la sua decisione di riprendere la guerra. Il movimento islamista sostiene di aver rispettato gli accordi per il cessate il fuoco e accusa Israele di averli violati, riprendendo l’offensiva militare.
Un portavoce di Hamas ha dichiarato che il gruppo è in contatto con i mediatori per cercare di fermare l’escalation e ha invitato la comunità internazionale a ritenere Israele responsabile per la violazione dell’accordo.
Il ruolo degli Stati Uniti
La Casa Bianca ha confermato di essere stata consultata da Israele prima del lancio della nuova offensiva su Gaza. Il portavoce del Consiglio di Sicurezza Nazionale USA, Brian Hughes, ha dichiarato che Hamas avrebbe potuto evitare il conflitto liberando gli ostaggi, ma ha scelto di rifiutare la proposta e proseguire nella guerra.
Minacce degli Houthi dallo Yemen
Gli Houthi dello Yemen, gruppo armato sostenuto dall’Iran, hanno condannato la ripresa degli attacchi israeliani e hanno minacciato di intensificare il confronto con Israele. Il Consiglio politico del gruppo ha dichiarato che lo Yemen continuerà a sostenere la resistenza palestinese, promettendo un maggiore coinvolgimento nel conflitto.