Dazi USA: la reazione del mercato e l’impatto sulle aziende automotive

Le nuove tariffe imposte dal presidente Trump sui veicoli e componenti importati hanno scatenato forti reazioni nel mercato, con un impatto significativo sui produttori globali di automobili e componentistica.

A partire dal 2 aprile, le tariffe del 25% imposte dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump su auto e componenti importati stanno scuotendo il settore automobilistico. In particolare, a Milano, Stellantis (BIT:STLAM) ha registrato una rapida discesa, perdendo il 5% nei primi scambi, seguita da Pirelli (BIT:PIRC), Ferrari (BIT:RACE), Piaggio, e Freni Brembo (BIT:BRBI). Anche l’indice FTSE MIB ha aperto in negativo con un calo del 1,5%.

Anche sul mercato francese si registrano perdite significative, con Forvia (-7%), uno dei maggiori fornitori di componentistica auto, in caduta libera. Per le azioni del CAC 40, la situazione è più contenuta, ma comunque in negativo, con Renault (EPA:RENA) in calo dell’1% e Michelin (EPA:MICP) che perde lo 0,5%.

Il settore tedesco è particolarmente colpito, con Porsche, Mercedes, BMW, Volkswagen, Daimler e Continental che registrano crolli che variano dal 4% al 7%. L’indice DAX perde l’1,6%, riflettendo una tensione crescente nei mercati azionari.

Le implicazioni per l’industria automobilistica globale

La decisione di Trump, che impone tariffe sulle importazioni auto che colpiranno circa il 46% delle vetture vendute negli Stati Uniti, ha suscitato preoccupazione tra le case automobilistiche globali. L’associazione Autos Drive America, che rappresenta i principali produttori stranieri, tra cui Honda, Hyundai, Toyota, e Volkswagen, prevede che queste tariffe comporteranno aumenti dei costi di produzione e vendita negli Stati Uniti, con un conseguente rialzo dei prezzi per i consumatori e una riduzione delle opzioni disponibili sul mercato.

Le case automobilistiche nordamericane, come Tesla e Ford, sono relativamente protette grazie alla loro produzione domestica. In particolare, Tesla produce il 100% delle sue vetture negli Stati Uniti, mentre Ford ha una produzione interna che copre l’80% delle vendite. Tuttavia, altri colossi come General Motors (NYSE:GM) e Stellantis sono vulnerabili a causa della dipendenza dalle importazioni da paesi come il Messico, la Corea e l’Italia.

Impatto sulle aziende europee e sul mercato globale

L’Europa si trova in una posizione particolarmente esposta, con Volkswagen che esporta circa l’80% delle sue vetture negli Stati Uniti, mentre Mercedes e BMW superano il 50% delle vendite tramite importazioni. Per Stellantis, la situazione è altrettanto delicata, con una grande esposizione a modelli prodotti in Italia, Canada e Messico. Questo potrebbe portare a una compressione dei margini, a tagli alle previsioni di crescita e a una revisione delle valutazioni per le aziende del settore automotive europeo.

Inoltre, l’impatto economico si estende anche a Toyota e Nissan, con possibili riduzioni nei loro utili operativi fino al 66%, mentre Hyundai-Kia è particolarmente vulnerabile, con il 65% delle sue esportazioni dirette verso gli Stati Uniti.

Le previsioni per il futuro del settore automotive

Secondo Carlo De Luca, responsabile di AM Gamma Capital Markets, i dazi potrebbero portare a una “frammentazione della supply chain nordamericana”, creando tensioni anche con l’Unione Europea e il Giappone. Le previsioni per il settore sono preoccupanti, con un possibile aumento dei prezzi delle auto del 10-20% a breve termine, mentre la domanda potrebbe rimanere debole, generando rischi di stagflazione. In caso di ulteriori estensioni dei dazi ad altri settori, la pressione sul mercato potrebbe aumentare.

Anche le relazioni transatlantiche potrebbero subire un impatto negativo, con l’UE che valuta possibili contromisure su settori strategici come la tecnologia e l’agricoltura. Questo scenario potrebbe portare a un rallentamento globale, con il rischio di un freno alle esportazioni europee verso gli Stati Uniti, che rappresentano una parte significativa del commercio per paesi come Germania e Italia.

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