L’Eurovision Song Contest 2025 che parte domani (formalmente stasera, con la Jury Final, la prova per le giurie che però votano di backup visto che nelle semifinali c’è solo il televoto) sarà ancora una volta il Festival delle storie e delle controversie
Tutti contro Yuval Raphael
Blindatissimo, come lo scorso anno fu Eden Golan, l’Eurovision di Yuval Raphael, la ventiquattrenne israeliana in gara con “New day will rise”, struggente ballad in inglese, francese ed ebraico sulla rinascita dopo le ferite. Inevitabili i riferimenti alla guerra, che sono anche personali.
Yuval Raphael è infatti tra gli 11 sopravvissuti dell’attentato perpetrato da Hamas al rave party Nova Sukkot Gathering a Re’im il 7 ottobre 2023. Si è salvata perché è riuscita a rifugiarsi nei cosiddetti “Death shelter”, rifugi antibomba fortificati vicino al kibbutz Be’eri. Ferita dalle schegge delle granate lanciate dai terroristi contro il rifugio, è rimasta in vita perché nascostasi per otto ore sotto i 39 cadaveri.
Yuval Raphael ha ancora nel suo corpo le schegge delle granate lanciate dentro i death shelter dai miliaziani di hamas: “Qiando i corpi delle persone uccise ci sono caduti addosso, ho capito che l’unico modo per sopravvivere era nascondermi sotto di loro. mi sono sporcata anche del loro sangue”.

Contro di lei, all’Eurovision 2025 per aver vinto il talent show Rising Star a cui ha preso parte due mesi dopo essere scampata alla morte, è già partita la campagna d’odio: “So che non mi vogliono, ma la gente deve sapere cosa è successo, devono saperlo da chi è stato li. Per questo voglio esserci”. Ma una parte della fan base, la più schierata politicamente, è pronta a fischiarla anche mentre è sul palco e forse a sventolarle contro la bandiera palestinese, ora che è stata consentita per il pubblico. Ieri per esempio, nel corso del Turquoise Carpet, la bandiera le è stata sventolata contro da un manifestante che si è messo al centro del tappeto, mentre uno spettatore l’ha minacciata di morte.
Alcuni ex partecipanti all’Eurovision – ma non quelli, pure a lei ostili pubblicamente, che si esibiranno giovedì sera come ospiti – hanno scritto ad EBU per chiedere la rimozione dell’artista e di Israele dal concorso, accusando la tv di fare “whitewashing” con la musica rispetto alla situazione attuale di Israele: “KAN è complice del genocidio di Israele contro i palestinesi di Gaza e del regime pluridecennale di apartheid e occupazione militare contro l’intero popolo palestinese.
Crediamo nel potere unificante della musica, ed è per questo che ci rifiutiamo di permettere che la musica venga usata come strumento per sbiancare i crimini contro l’umanità”, scrivono. Ma EBU aveva già chiarito lo scorso anno che non è cosi: la tv israeliana, differentemente da quelle russe espulse da consorzio, non è il braccio armato del Governo, dà molto spazio all’opposizione e alle proteste contro Netanyahu ed è per questo che il premier ha provato senza successo, prima a chiuderla (per due volte) e poi a privatizzarla.
Yuval Raphael è attesa probabilmente da un plebiscito al televoto, sia in semifinale che in finale. Ed è probabile che come lo scorso anno, le giurie la penseranno invece molto diversamente.

Mariam Shengelia e Georgian Dream
L’altra interprete nel mirino è Mariam Shengelia, che rappresenta la Georgia con “Freedom”. Da più parti sono emersi infatti post a sostegno di Georgian Dream, il partito filorusso che ha vinto le elezioni parlamentari e quelle presidenziali grazie a dei brogli e che sta approvando una serie di leggi liberticide sul modello di Mosca.
Da mesi a Tibilisi si protesta nelle piazze per l’Europa e contro le ingerenze di Mosca. Molto criticato il testo della canzone, inno alla libertà in un Paese dove la libertà non c’è. Lei ha respinto le accuse, descrivendo come fotomontaggi i post incriminati: “Si trattava di abbattere qualcuno, di cercare di mettere a tacere una voce che si rifiuta di essere controllata. Per mesi, ho visto il mio nome trascinato in queste bugie, attorcigliato in qualcosa di irriconoscibile. È frustrante sapere che, nel 2025, tutto ciò che basta a migliaia di persone è un post falso per rivoltarsi contro di te. Purtroppo, viviamo nell’era della disinformazione.”
La posizione effettiva di Mariam Shengelia non è mai chiarita, ma a differenza di quella israeliana, la canzone non dovrebbe andare lontano.

Il sogno di Claude: dal campo profughi all’Eurovision
La terza storia dell’Eurovision 2025 è quella di Claude Kiambe, rifugiato dal Congo nei Paesi Bassi. Dopo aver vissuto in un campo profughi con la madre, ha trovato fortuna nella musica. Il suo singolo d’esordio è stato disco di platino e ora con “C’est la vie”, scelta internamente dalla tv olandese, punta ad un posto in top 5