Sicurezza, più reati e meno garanzie: cosa prevede la nuova legge

Approvato il decreto Sicurezza: ventidue nuovi reati e aggravanti, poteri estesi ai servizi segreti e meno tutele per detenute madri

Il decreto Sicurezza è diventato legge, portando con sé un significativo irrigidimento del sistema repressivo. Approvato dal Consiglio dei ministri il 4 aprile e convertito in legge dal Parlamento, il provvedimento introduce 22 nuovi reati e aggravanti, riprendendo in larga parte i contenuti del disegno di legge della Lega rimasto bloccato al Senato per mancanza di coperture economiche.

Il blocco stradale non sarà più una semplice infrazione amministrativa. Ora è considerato reato: chi partecipa a manifestazioni che ostruiscono strade o ferrovie rischia da sei mesi a due anni di carcere. Questo vale se l’azione è compiuta da più persone insieme.

In materia di stupefacenti, la cannabis light viene equiparata a quella con effetti psicotropi, vietando qualsiasi forma di commercio o distribuzione delle infiorescenze, nonostante l’assenza di THC in misura significativa.

Un altro punto critico riguarda le occupazioni abusive di immobili. È stato introdotto il reato di “Occupazione arbitraria di immobile destinato a domicilio altrui”, con pene fino a sette anni, benché norme simili già esistano nel codice penale.

Particolarmente controversa è la norma sul potenziamento dell’intelligence, che consente agli agenti sotto copertura non solo di infiltrarsi, ma anche di organizzare gruppi eversivi senza conseguenze penali. Una misura definita da critici e familiari delle vittime di stragi come una “licenza a delinquere”.

Sul piano carcerario, si segnala una stretta sulle detenute madri. Il rinvio della pena per donne incinte o con figli minori di un anno non è più obbligatorio: potranno finire in carcere, negli Icam, strutture pensate per la custodia attenuata ma limitate nel numero.

Altra novità è l’introduzione del reato di rivolta in carcere, punito con pene fino a sei anni per i partecipanti e dieci per i promotori. Anche la resistenza passiva può essere interpretata come rivolta, a seconda del numero di coinvolti e del contesto.

Due aggravanti mirano direttamente a specifici movimenti: la norma cosiddetta “anti-no Ponte” inasprisce la pena per chi ostacola la costruzione di infrastrutture, mentre quella contro gli attivisti climatici aggrava le sanzioni per imbrattamento con finalità lesive verso le istituzioni.

Infine, l’articolo 28 prevede che gli agenti di pubblica sicurezza possano portare armi da fuoco anche fuori servizio senza necessità di licenza, ampliando così i poteri individuali delle forze dell’ordine.

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