Divieto di viaggio negli Stati Uniti: i 12 Paesi colpiti e le reazioni internazionali

Donald Trump ha firmato un nuovo divieto di viaggio per i cittadini provenienti da 12 Paesi, motivando la misura con rischi per la sicurezza nazionale. Ecco i dettagli.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato oggi un nuovo divieto di viaggio che interesserà 12 Paesi, motivando la decisione con la necessità di proteggere la sicurezza nazionale. Questo divieto prevede che i cittadini provenienti da questi Paesi non possano entrare negli Stati Uniti, con alcune eccezioni previste per specifiche categorie. Altri sette Paesi saranno soggetti a restrizioni parziali.

Paesi colpiti dal divieto di viaggio

Secondo l’annuncio ufficiale, il divieto di viaggio riguarderà i seguenti 12 Paesi:

  • Afghanistan

  • Myanmar

  • Ciad

  • Repubblica del Congo

  • Guinea Equatoriale

  • Eritrea

  • Haiti

  • Iran

  • Libia

  • Somalia

  • Sudan

  • Yemen

Inoltre, sette Paesi vedranno applicate restrizioni parziali sui viaggi verso gli Stati Uniti. Questi Paesi sono:

  • Burundi

  • Cuba

  • Laos

  • Sierra Leone

  • Togo

  • Turkmenistan

  • Venezuela

Entrata in vigore e motivazioni

Il divieto entrerà in vigore lunedì alle 12:01 ora locale, con un preavviso che evita il caos osservato in passato in situazioni simili. Non è stata indicata una data di fine, ma l’ordinanza prevede una revisione periodica.

Trump ha giustificato questa misura come necessaria per proteggere gli Stati Uniti da minacce legate a cittadini provenienti da Paesi ad alto rischio, facendo riferimento a recenti eventi di sicurezza come l’attacco terroristico a Boulder, in Colorado. Questo attacco, compiuto da un cittadino egiziano, ha evidenziato, secondo il presidente, la necessità di un controllo più rigoroso sui visitatori stranieri.

Le eccezioni al divieto

Non tutti i cittadini dei Paesi inclusi nell’elenco saranno soggetti a restrizioni totali. Alcune categorie sono infatti esentate, tra cui:

  • Atleti che parteciperanno a eventi internazionali di rilievo, come i Mondiali del 2026 o le Olimpiadi del 2028

  • Titolari di visti di immigrazione per minoranze perseguitate, in particolare quelle provenienti dall’Iran

  • Cittadini afghani con visti speciali

  • Residenti permanenti legali negli Stati Uniti

  • Doppi cittadini che possiedono la cittadinanza di Paesi non inclusi nel divieto

Inoltre, il Segretario di Stato ha la possibilità di concedere esenzioni individuali a chi rappresenti un “interesse nazionale” per gli Stati Uniti.

Reazioni interne e internazionali

La decisione di Trump ha suscitato forti reazioni, sia negli Stati Uniti che all’estero. Alcuni Paesi, come la Somalia, hanno promesso di collaborare con gli Stati Uniti per affrontare le problematiche di sicurezza, mentre il Venezuela ha accusato l’Amministrazione americana di mettere a rischio la sicurezza di tutti i suoi cittadini.

Negli Stati Uniti, la reazione dei Democratici è stata rapida e critica. La deputata Pramila Jayapal ha dichiarato che questa misura potrebbe isolare ulteriormente gli Stati Uniti sulla scena internazionale, mentre il collega Don Beyer ha accusato Trump di tradire i principi fondamentali della nazione.

Le organizzazioni per i diritti umani hanno altresì espresso il loro disappunto, definendo il divieto “discriminatorio” e “ingiustificato”. Amnesty International e Human Rights First hanno entrambi condannato la misura, considerandola una nuova iniziativa anti-immigrazione.

Un precedente storico e le sue conseguenze

Questo non è il primo divieto di viaggio firmato da Trump. Nel 2017, durante il suo primo mandato, il presidente aveva imposto un ordine simile che riguardava alcuni dei Paesi ora nuovamente inclusi, come Iran e Libia. Quell’ordine, definito dai critici come un “divieto musulmano”, fu contestato in tribunale ma fu successivamente confermato dalla Corte Suprema degli Stati Uniti nel 2018.

Il presidente Joe Biden, succeduto a Trump, revocò il divieto nel 2021, ritenendolo una “macchia sulla coscienza nazionale”. Tuttavia, ora con questo nuovo divieto, la questione potrebbe tornare a sollevare polemiche legali e politiche.

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