West Nile, l’allerta dell’Iss: come proteggersi dalla febbre delle zanzare

A partire dal 2025, i casi di febbre West Nile sono in aumento in Italia. Scopri i sintomi, la trasmissione e come proteggersi dalle punture di zanzara.

L’Italia ha registrato diverse segnalazioni di casi di febbre West Nile dall’inizio dell’anno, compresa la morte di una donna in provincia di Roma. L’Istituto Superiore di Sanità (Iss) ha emesso una circolare per avvisare la popolazione e il personale sanitario sui rischi legati alla malattia, trasmessa dalle zanzare, e sulle misure di prevenzione da adottare.

Cos’è la febbre West Nile

La febbre West Nile è causata dal virus West Nile (WNV), un agente patogeno della famiglia dei Flaviviridae, isolato per la prima volta nel 1937 in Uganda. Questo virus è diffuso in numerosi continenti, tra cui Africa, Asia, Europa, Australia e America. Il principale vettore della malattia è la zanzara del genere Culex, che trasmette il virus all’uomo tramite la sua puntura. Gli uccelli selvatici sono i serbatoi naturali del virus, ma è possibile una trasmissione anche attraverso trapianti di organi, trasfusioni di sangue e, sebbene raramente, durante la gravidanza (da madre a feto).

Trasmissione e sintomi

La febbre West Nile non si trasmette da persona a persona, ma solo attraverso la puntura di una zanzara infetta. Oltre agli esseri umani, il virus può colpire altri mammiferi, in particolare i cavalli, ma anche cani, gatti e conigli.

Il periodo di incubazione della malattia varia da 2 a 14 giorni, ma nei soggetti con sistema immunitario compromesso può arrivare fino a 21 giorni. La maggior parte delle persone infette non sviluppa sintomi, ma in circa il 20% dei casi i sintomi sono lievi: febbre, mal di testa, nausea, vomito, linfonodi ingrossati e eruzioni cutanee. Questi sintomi possono durare da pochi giorni a qualche settimana, variando anche in base all’età del paziente. Nei bambini, infatti, è più comune una febbre lieve, mentre negli adulti giovani si manifestano febbre moderata, arrossamento degli occhi, mal di testa e dolori muscolari.

Rischi per le persone vulnerabili

Gli anziani e le persone con patologie preesistenti corrono un rischio maggiore di sviluppare forme gravi della malattia. Circa 1 caso su 150 può manifestare sintomi più gravi, come febbre alta, mal di testa intenso, debolezza, confusione, tremori, disturbi alla vista, torpore, convulsioni e, nei casi estremi, paralisi e coma. Alcuni di questi effetti neurologici possono risultare permanenti. In circa 1 caso su 1000, la febbre West Nile può evolvere in encefalite letale.

Diagnosi e prevenzione

La diagnosi viene effettuata mediante test di laboratorio come Elisa, Immunofluorescenza, PCR o coltura virale, utilizzando campioni di sangue o di liquido cerebrospinale. La presenza di anticorpi IgM nel sangue può indicare un’infezione recente, ma può rimanere positiva anche a distanza di tempo. È fondamentale, dunque, ripetere i test nei casi sospetti.

Purtroppo, al momento non esiste un vaccino per la febbre West Nile. La prevenzione si concentra principalmente sull’evitare le punture di zanzare. Si raccomanda di utilizzare repellenti, indossare abiti a maniche lunghe e pantaloni quando si è all’aperto, in particolare all’alba e al tramonto. È inoltre importante ridurre i luoghi di riproduzione delle zanzare, come contenitori con acqua stagnante (ad esempio vasi di fiori o secchi), e utilizzare zanzariere alle finestre.

Misure di sorveglianza e allerta sanitaria

Il Ministero della Salute ha rafforzato la sorveglianza sulla febbre West Nile, invitando medici di famiglia, pediatri e specialisti a prestare attenzione ai sintomi e a collaborare con i veterinari. È stata inoltre attivata una linea telefonica di pubblica utilità (1500) per rispondere a tutte le domande dei cittadini riguardo la prevenzione.

In caso di sospetta infezione grave, il trattamento prevede il ricovero ospedaliero per l’idratazione e il supporto respiratorio, ma non esiste una cura specifica per la febbre West Nile.

La crescente minaccia delle malattie infettive in Italia

Negli ultimi anni, l’Italia ha visto un aumento dei casi di malattie infettive legate a zanzare, come la dengue e il chikungunya, confermando un cambiamento nelle dinamiche epidemiologiche dovuto al riscaldamento globale. Secondo la Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA), tra il 2006 e il 2023 sono stati registrati oltre 1.500 casi di dengue e 140 di chikungunya, con casi autoctoni che hanno continuato a crescere, mostrando come il riscaldamento globale abbia reso più favorevoli le condizioni per la proliferazione di questi vettori.

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