Una nuova impennata delle tensioni tra Thailandia e Cambogia sta scuotendo l’equilibrio nel Sud-Est asiatico. Al centro della crisi, una disputa territoriale mai del tutto risolta, che si riaccende ciclicamente lungo la frontiera di oltre 800 chilometri tra i due Paesi. Negli ultimi mesi, la situazione è precipitata in seguito a nuovi scontri armati, accuse incrociate e una telefonata che ha provocato conseguenze politiche clamorose a Bangkok.
Scontri armati e minacce economiche
L’attuale escalation affonda le radici nei fatti di maggio scorso, quando un militare cambogiano perse la vita in uno scontro nella zona di confine del “Triangolo di Smeraldo”, territorio conteso tra Cambogia, Laos e Thailandia. L’episodio ha innescato una recrudescenza militare: entrambe le nazioni hanno aumentato la presenza di truppe lungo la linea di demarcazione, adottando misure sempre più aggressive.
Da parte thailandese, sono stati occupati nuovi posti di controllo, sono state imposte restrizioni alla circolazione e si è arrivati a minacciare blackout nelle zone cambogiane limitrofe, anche per quanto riguarda l’accesso a Internet. In risposta, Phnom Penh ha vietato l’importazione di prodotti agricoli dalla Thailandia e bloccato la distribuzione di film thailandesi. Sul fronte militare, il 16 luglio scorso un altro soldato ha perso una gamba, mentre solo ieri cinque militari thailandesi sono rimasti feriti, uno in condizioni gravi.
Il caso Shinawatra e l’effetto politico interno
A rendere ancora più esplosiva la situazione, è emersa la controversa figura della premier thailandese Paetongtarn Shinawatra, sospesa dalla Corte Costituzionale. Alla base della decisione, una telefonata riservata con Hun Sen, influente presidente del Senato cambogiano, registrata a giugno. Nel colloquio, la premier sarebbe apparsa critica verso l’operato del proprio esercito nel gestire la disputa al confine.
Lo scandalo ha travolto il governo di Bangkok, mentre la stessa Shinawatra, ora anche ministro della Cultura, ha dichiarato di “condannare fermamente la Cambogia”, addossandole la responsabilità dell’escalation. Ha inoltre riaffermato il sostegno pieno ai vertici militari thailandesi, nel tentativo di placare le critiche interne e rinsaldare l’asse con l’esercito.
Una disputa lunga oltre un secolo
Il conflitto tra Thailandia e Cambogia ha origini storiche profonde, legate alla delimitazione arbitraria dei confini in epoca coloniale. La Cambogia ha più volte invocato l’intervento della Corte Internazionale di Giustizia per dirimere la questione, ma la Thailandia non ne riconosce l’autorità, sostenendo che alcune aree non siano mai state ufficialmente definite.
Uno degli episodi più cruenti della disputa risale al 2011, quando gli eserciti dei due Paesi si affrontarono vicino al tempio di Preah Vihear, sito dichiarato patrimonio mondiale dell’UNESCO. Lo scontro provocò decine di vittime e migliaia di sfollati, confermando la pericolosità latente del conflitto.
Le prospettive future
Al momento, non si registrano segnali di de-escalation. Le cancellerie dell’ASEAN, di cui entrambi i Paesi fanno parte, stanno osservando la situazione con crescente preoccupazione. Le ultime mosse militari, unite alla fragilità politica interna in Thailandia, rischiano di compromettere ulteriormente la stabilità della regione.