Caccia, riforma della legge 157/92: nuove regole tra polemiche e proteste

La nuova proposta di legge sulla caccia riforma la normativa del 1992: nuovi limiti, armi consentite, giornate di caccia ridotte e controllo dei cinghiali agli agricoltori. Forti polemiche da ambientalisti e animalisti.

Una nuova proposta di legge sulla caccia è al centro del dibattito politico e sociale in Italia. Composta da 18 articoli, la bozza punta a rivedere la legge 157/92, introducendo una normativa che aggiorni l’attività venatoria secondo le mutate condizioni ambientali e faunistiche. Il governo la presenta come un intervento necessario per la gestione e la protezione della fauna selvatica omeoterma, ma le associazioni ambientaliste insorgono.

Le novità della proposta normativa

L’articolo 1 del nuovo disegno di legge chiarisce l’intento della riforma: disciplinare il prelievo venatorio nel rispetto dell’equilibrio dell’ecosistema. Viene inoltre rafforzato il ruolo del Comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale (Ctfvn) e dell’Ispra, chiamati a esprimersi sulle modalità di caccia e sulle eventuali deroghe.

Armi consentite e limiti tecnici

L’articolo 8 definisce con precisione le armi utilizzabili. Tra queste:

  • Fucili a canna liscia fino a due colpi, semiautomatici o a ripetizione;

  • Fucili a canna rigata di calibro non inferiore a 5,6 mm, a caricamento singolo o semiautomatico;

  • Fucili combinati, cioè con canne lisce e rigate insieme;

  • Archi e falchi.

I caricatori dei fucili semiautomatici a canna rigata potranno contenere al massimo due cartucce, con eccezione per la caccia al cinghiale, dove si potranno usare fino a cinque cartucce.

Giornate di caccia ridotte

Una delle modifiche più rilevanti riguarda i giorni di esercizio venatorio. Il nuovo testo stabilisce un limite massimo di tre giornate settimanali, escludendo martedì e venerdì, in cui la caccia sarà sempre vietata. Tuttavia, le regioni potranno stabilire quali giorni siano concessi ai cacciatori, introducendo una flessibilità che preoccupa gli oppositori.

Cinghiali, controllo diretto per gli agricoltori

Il contenimento del cinghiale (Sus scrofa) è regolato all’articolo 12. Imprenditori agricoli, proprietari e conduttori di fondi potranno essere autorizzati a eseguire abbattimenti, a condizione di:

  • Possedere regolare licenza venatoria;

  • Aver frequentato corsi formativi specifici;

  • Presentare un’istanza alle autorità regionali.

Gli animali abbattuti potranno essere trattenuti dagli stessi soggetti, previo superamento di controlli igienico-sanitari.

La dura reazione delle associazioni ambientaliste

ENPA, LAC, LAV, LIPU e WWF Italia denunciano la proposta come un tentativo di regalare la fauna ai cacciatori, riducendo tutele e allargando le aree cacciabili, comprese spiagge, foreste e zone demaniali. Le critiche si concentrano anche sulla possibilità di cacciare:

  • Dopo il tramonto;

  • Sui terreni innevati;

  • Con il coinvolgimento di guardie giurate private, come quelle di banche e supermercati.

Secondo le associazioni, le sanzioni fino a 900 euro per chi protesta contro le uccisioni rappresentano un attacco alla libertà di espressione. Il disegno di legge, a loro avviso, viola le direttive europee e mina il concetto di natura come bene comune.

La replica del ministro Lollobrigida

Il ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida, ha respinto le accuse. “Non si tutela l’ecosistema urlando”, ha dichiarato. Secondo il ministro, la riforma risponde alla necessità di riorganizzare una norma ormai datata, mantenendo un equilibrio tra tutela ambientale e attività venatoria regolamentata.

Lollobrigida ha evidenziato che la proposta si colloca nel quadro delle direttive europee, sostenendo che la libertà è garantita dalla legge e che anche chi è a favore della caccia ha diritto di esercitarla nel rispetto delle norme.

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