Il Parlamento ha approvato in via definitiva un nuovo disegno di legge che modifica in profondità il codice penale e il codice di procedura penale in materia di reati contro gli animali, segnando un deciso passo avanti nella protezione giuridica dei quattro zampe. Il provvedimento si inserisce nel contesto della riforma dell’articolo 9 della Costituzione, che ha riconosciuto agli animali un valore giuridico autonomo e ha imposto allo Stato l’obbligo di tutelarne il benessere.
Tra le principali novità si segnala l’inasprimento delle pene per chi maltratta, uccide o abbandona gli animali, con sanzioni più severe e nuove disposizioni volte a contrastare fenomeni diffusi come i combattimenti clandestini, il traffico illecito e l’uso della catena.
Un cambio di paradigma giuridico
Il primo articolo del provvedimento modifica il titolo del IX-bis del Codice penale, segnando una trasformazione concettuale: non si tutela più il “sentimento per gli animali”, ma gli animali in quanto esseri senzienti. Una revisione che porta con sé numerose implicazioni giuridiche, tra cui il rafforzamento delle pene per una lunga serie di reati.
Organizzare spettacoli con sevizie, promuovere combattimenti o diffondere contenuti violenti online verrà punito più duramente. In particolare, la pena per i combattimenti tra animali passa da due a quattro anni, con aggravanti nei casi in cui siano coinvolti minori, armi o diffusione online delle immagini.
Carcere fino a 4 anni per chi uccide con crudeltà
L’articolo 5 del ddl riscrive in modo incisivo le norme sui maltrattamenti e le uccisioni. Chi provoca la morte di un animale con crudeltà potrà essere condannato fino a quattro anni di carcere. Se vengono impiegate sevizie o viene causata una sofferenza prolungata, le sanzioni si aggravano ulteriormente. Viene inoltre modificato l’art. 638 c.p., con pene da uno a quattro anni per chi danneggia o uccide tre o più animali altrui.
Anche l’abbandono viene affrontato con maggiore rigore, alzando la sanzione minima prevista dall’art. 727 del Codice penale. I casi più gravi potranno anche comportare misure cautelari per l’autore del reato.
Stop alla catena e alle pellicce di gatto
Tra le misure di maggiore impatto, il divieto di tenere cani e altri animali d’affezione legati alla catena, se non per ragioni certificate di salute o sicurezza. Una norma destinata a incidere su una pratica ancora troppo diffusa. Viene inoltre vietata la commercializzazione di pelli e pellicce di gatto domestico, confermando un approccio etico anche nei confronti degli animali d’affezione deceduti.
Rafforzati controlli e confische
Il ddl introduce il nuovo articolo 260-bis del codice di procedura penale, che disciplina l’affidamento definitivo degli animali sequestrati alle associazioni riconosciute, mediante il versamento di una cauzione. Si stabilisce anche la possibilità di modifica dell’anagrafe in caso di nuove cucciolate.
Nel frattempo, gli animali coinvolti in indagini penali non potranno essere abbattuti o alienati fino alla sentenza definitiva, anche se non formalmente sequestrati. Una tutela preventiva che amplia la protezione anche in fase istruttoria.
Imprese e criminalità organizzata nel mirino
L’articolo 8 estende la responsabilità amministrativa alle imprese coinvolte in reati contro gli animali, con sanzioni economiche fino a 500 quote e interdizioni fino a due anni. In parallelo, chi commette abitualmente reati gravi contro gli animali potrà essere sottoposto a misure di prevenzione del codice antimafia, come confische e sorveglianza speciale.
Più severità per traffico e cattura di animali
Vengono inoltre inasprite le pene per il traffico illecito di animali da compagnia, attraverso modifiche alla legge 201/2010, e rafforzati i divieti sulla cattura e detenzione illegale di animali selvatici. Nuove norme migliorano l’identificazione e la registrazione degli animali (art. 11) e il coordinamento delle forze dell’ordine (art. 12).