Il calo del petrolio, che ha chiuso con una perdita significativa a Wall Street (-7,22% a 68,51 dollari al barile) e per il Brent (-7,18% a 71,48 dollari), non ha impedito l’aumento dei prezzi dei carburanti e del gas. Le recenti tensioni geopolitiche, con l’escalation in Iran e l’intervento diretto degli Stati Uniti, hanno avuto un impatto diretto sulle tariffe energetiche, alimentando ulteriormente l’incertezza sui mercati globali.
Una delle principali preoccupazioni è la chiusura dello Stretto di Hormuz, un punto cruciale per il transito del petrolio mondiale. Se la decisione del Parlamento iraniano venisse confermata dal Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, si isolerebbe un importante canale di esportazione, con il rischio di interrompere il flusso di greggio, soprattutto verso la Cina. Questo potrebbe accelerare l’aumento dei prezzi del petrolio, impattando direttamente sulle tasche dei consumatori e delle imprese.
I distributori di carburante lungo le autostrade italiane hanno già registrato aumenti considerevoli: la benzina ha superato i 2,3 euro al litro, mentre il self-service sfiora i 2 euro al litro. Il Codacons ha monitorato questi rincari, sottolineando l’esigenza di un controllo rigoroso da parte delle autorità competenti. Il Garante per la sorveglianza dei prezzi, sotto la guida del ministro Adolfo Urso, ha convocato una Commissione di allerta rapida per il 25 giugno per fare il punto sulla situazione.
Impatto sulle bollette energetiche e timori per la speculazione
A livello nazionale, le previsioni non sono affatto rosee per i consumatori. Secondo Assoutenti, l’escalation della crisi geopolitica potrebbe comportare un aumento delle tariffe energetiche, con un rincaro stimato del 10% per gas e luce. Questo tradurrebbe in un incremento di circa 120 euro all’anno per la bolletta del gas e 61 euro per quella della luce. Se l’utente fosse sotto il regime di mercato libero, l’impatto sarebbe ancora maggiore, con aumenti che potrebbero superare i 160 euro annui per il gas e i 70 euro per la luce.
Tuttavia, Assoutenti mette in guardia anche contro il rischio di speculazioni sui prezzi, che potrebbero esacerbare la situazione. Se il conflitto in Iran venisse utilizzato come pretesto per aumentare artificialmente i costi energetici, i cittadini e le imprese potrebbero trovarsi a fronteggiare ulteriori difficoltà economiche. Questo fenomeno è stato già osservato in passato con il conflitto in Ucraina, dove l’incertezza geopolitica ha alimentato le speculazioni sui mercati.
Le risposte delle associazioni di settore
In risposta alle accuse di aumenti ingiustificati dei prezzi dei carburanti, Assopetroli ha ricordato che i prezzi sono liberalizzati da oltre dieci anni in Italia. Ogni distributore applica autonomamente i propri prezzi, stabiliti in base alla concorrenza e ai costi operativi, senza interventi da parte delle istituzioni pubbliche. Assopetroli ha anche evidenziato che ci sono differenze significative di prezzo anche tra distributori, che possono arrivare a 20-25 centesimi al litro, e ha invitato i consumatori a confrontare i prezzi tramite il portale pubblico carburanti.mise.gov.it.