Per la prima volta in oltre vent’anni, il Pil pro capite italiano ha superato quello del Regno Unito, un risultato che, secondo gli analisti, rappresenta un segnale importante di inversione di tendenza nell’equilibrio economico europeo. Il sorpasso non deriva tanto da un’accelerazione della crescita economica, quanto da dinamiche demografiche divergenti che hanno impattato sulla distribuzione della ricchezza.
Secondo le ultime stime della Banca Mondiale, il prodotto interno lordo pro capite – corretto in base al potere d’acquisto – ha raggiunto in Italia 60.847 dollari, superando i 60.620 dollari del Regno Unito. Questo avviene mentre la popolazione britannica continua ad aumentare, riducendo la media individuale, mentre quella italiana è in calo, favorendo un incremento statistico del reddito medio.
Il Regno Unito si trova in una fase di difficoltà economica e sociale. La disoccupazione è salita al 4,7%, l’inflazione si avvicina al 4% – il doppio dell’obiettivo della Banca d’Inghilterra – e il sistema di welfare affronta crescenti pressioni. Le politiche del nuovo governo laburista, guidato da Keir Starmer con Rachel Reeves alla guida del Tesoro, faticano a trovare una direzione chiara. Le riforme annunciate per contenere la spesa pubblica e ristrutturare il welfare sono state spesso oggetto di critiche e ripensamenti. Il National Institute of Economic and Social Research segnala un peggioramento delle condizioni delle famiglie più fragili, alcune delle quali vivono oggi in condizioni peggiori rispetto a quelle di alcuni Paesi dell’Europa orientale.
In parallelo, l’Italia sta beneficiando di una fase di stabilità politica e riforme strutturali, rare nel suo recente passato. L’introduzione di semplificazioni nel sistema giudiziario, il ridimensionamento di alcuni benefici previdenziali e l’utilizzo mirato dei fondi del Next Generation EU hanno contribuito a un rilancio dell’immagine del Paese. Gli incentivi edilizi hanno dato ulteriore impulso al settore delle costruzioni, mentre l’affidabilità politica, secondo alcuni osservatori, ha rafforzato la fiducia degli investitori internazionali.
Tuttavia, permangono diverse criticità sul fronte italiano. Il debito pubblico resta molto elevato, con una quota pari al 130% del Pil, rispetto al 100% del Regno Unito. Inoltre, la fine del superbonus ha lasciato un impatto fiscale significativo. I salari reali in Italia non hanno ancora recuperato i livelli pre-Covid, al contrario di quanto avvenuto in Gran Bretagna, dove sono in corso misure a sostegno del potere d’acquisto, come l’aumento del salario minimo e il contenimento dei costi dei trasporti pubblici.
Il sorpasso italiano viene letto dagli economisti come un indicatore di un cambiamento strutturale più profondo. Andrew Kenningham di Capital Economics paragona l’evento a quello degli anni Ottanta, quando – anche se per poco – l’Italia superò economicamente il Regno Unito. Oggi, la divergenza sembra più marcata e duratura: Roma appare in fase di riscatto, mentre Londra deve affrontare una stagnazione che sta intaccando il suo storico primato nel tenore di vita.
La traiettoria attuale mostra due Paesi su binari diversi: da un lato un’Italia che, pur con fragilità persistenti, trova un nuovo posizionamento nella gerarchia economica europea; dall’altro, un Regno Unito che fatica a mantenere competitività e benessere interno dopo anni di incertezza e scelte economiche controverse.